Il processo di anodizzazione dell’alluminio rappresenta una fase importante del trattamento di questo metallo.

L’ossidazione anodica (o anodizzazione) è un trattamento elettrochimico con il quale si ottiene un sottile strato superficiale protettivo.

Questo strato, perfettamente legato al metallo sottostante, è noto come “strato di passivazione”, ed è particolarmente resistente alla corrosione, all’abrasione, di elevata resistenza elettrica e di ottime qualità estetiche.

L’utilità del processo risiede nel fatto che il metallo a contatto con l’aria presenta un sottilissimo strato di ossido che ne riduce le proprietà fisiche e meccaniche: tutto ciò è dovuto alla scarsa aderenza che lo strato possiede sul materiale.

Per sopperire a questo, l’alluminio deve essere anodizzato, in modo da ottenere uno spessore di ossido più consistente e perfettamente coeso, tale da migliorare la sua capacità protettiva e al tempo stesso l’estetica.

Il processo di anodizzazione dell’alluminio

Come per qualsiasi altro processo elettrochimico, la riuscita e l’efficacia dell’anodizzazione dipende dalla preparazione della superficie metallica, che deve essere opportunamente pre-trattata secondo le fasi seguenti:

  1. “pulimentatura” meccanica (a secco): permette di eliminare dalla superficie le imperfezioni fisiche che non possono essere rimosse mediante trattamenti chimici/elettrochimici;
  2. pretrattamenti “a umido” (come la sgrassatura e il decapaggio): in testa alla linea di anodizzazione, finalizzati a rimuovere sporco e ossidi (che possono interferire con la formazione del film anodico), rendendo una superficie uniformemente reattiva adatta a ricevere il trattamento di anodizzazione;
  3. anodizzazione, ovvero il trattamento vero e proprio;
  4. trattamenti finali (Sigillazione e/o Elettrocolorazione);

Tutti processi avvengono in vasche disposte in serie (vedi fig. 1), le quali vengono man mano attraversate dal pezzo.

Il materiale da anodizzare, dopo i trattamenti alcalini di sgrassaggio, satinatura chimica e relativi lavaggi in acqua pulita, viene immerso brevemente nella cosiddetta vasca di neutralizzazione acida, il cui scopo è di eliminare gli idrossidi insolubili che sono comparsi sulla superficie del pezzo in seguito ai trattamenti alcalini.

 

 

A questo punto i particolari vengono immersi nella vasca di ossidazione anodica o anodizzazione (vedi fig. 2): tale processo consiste nell’immergere l’alluminio in vasche contenenti acido solforico, collegato al polo positivo (anodo) di un opportuno generatore di corrente continua.

Ai lati della vasca si trovano i catodi (poli negativi in materiale di piombo oppure in lega di alluminio).

Il pezzo, una volta immerso, si trova pertanto sottoposto ad una differenza di potenziale tra anodo e catodo dove l’acido solforico ha la funzione di condurre la corrente al pezzo stesso.

Durante il processo il materiale che si deposita sul pezzo non è estraneo al metallo: è lo stesso alluminio a essere trasformato. Alla fine dell’operazione, il particolare ossidato risulta leggermente inspessito perché le molecole di ossido hanno un volume maggiore di quelle dell’alluminio.


Il manufatto anodizzato può essere quindi sottoposto anche ad altri trattamenti di post-processing: tipicamente si immerge il pezzo in una soluzione acida contenente sali metallici, e sottoposta ad una corrente alternata (elettroclo